Fu all'inizio di quel viaggio improvvisato che Tseren sentì nominare per la prima volta la Setta degli Audaci. Per quanto capisse solo qualche parola di ponentese, il fatto che il passeggero di Levante parlasse con una cadenza familiare e intercalasse il racconto con espressioni nella propria lingua, facilitava molto l'esercizio di comprensione. Ad aggiungersi a ciò, Agata non si faceva problemi a inserirsi nella conversazione; la curiosità che la caratterizzava la portava a non perdere occasione per imparare qualcosa di nuovo e approfondire gli argomenti che la interessavano. La politica di Levante sembrava essere uno di questi. Lui sapeva poco o niente della storia dei due continenti, se non quello che gli aveva insegnato sua madre, ma si rese conto che erano informazioni piuttosto obsolete rispetto a quello che stava accadendo nella sua parte del mondo.
La diligenza a propulsione meccanica sobbalzava per le vie della città, gradualmente lasciarono il centro e le case si fecero sporadiche. Tseren guardava fuori dal finestrino il paesaggio bluastro e per quanto capisse l'importanza di mascherare il suo sguardo atipico, in un paio di occasioni ebbe la tentazione di togliersi gli occhiali, stufo di vedere lo scenario in quel colore fittizio.
«Ma quale collaborazione selettiva sui progetti!» esclamò il grosso levantino, «La Setta investe talmente tanti soldi nella FSI che controlla ogni singola ricerca, ma che dico, ogni singola idea che passa per la mente di ogni singolo membro della FSI!»
Lo scienziato pelato si era fatto rosso in viso.
«Queste sono accuse del tutto infondate! Voci messe in giro dal governo centrale di Levante per riprendere il controllo del continente!» gracchiò la donna torturandosi le trecce.
«Ma se non esiste neanche un governo unico a Levante! Lo sanno tutti che le varie zone fanno quello che vogliono! È solo un gruppo di bambocci pieni di soldi che scimmiotta un regime politico!» finalmente l'altro scienziato aveva deciso di dire la sua.
«E la Setta degli Audaci potrebbe governare meglio il continente?» Agata si era inserita candidamente nella conversazione per spingere i due scienziati a rivelare il loro vero punto di vista, continuavano a ripetere che la FSI non era controllata dalla Setta degli Audaci, ma le sembravano più simpatizzanti che neutrali.
«Ragazzina, ma sai di cosa parli? Questo è un gruppo di persone che si tortura a vicenda per entrare a far parte della cricca!» rispose il levantino furioso.
«In quasi tutte le società esistono dei riti di passaggio» si inalberò la donna, «Come si fa a giudicare senza conoscere!»
L'omone batté con talmente tanta forza il piede che la diligenza ondeggiò violentemente.
«Senza conoscere?! Senza conoscere dici?! Siete voi qui a Ponente, comodi nelle vostre città sonnolente, che parlate a vanvera senza sapere le mostruosità che si nascondono dietro a queste due organizzazioni. Questa minoranza di persone che sta pianificando come governare il mondo secondo i propri interessi! Senza farsi problemi a schiacciare chi non accetta il loro punto di vista!» L'uomo accompagnava con talmente tanto impeto le parole, che più di una volta Tseren dovette scansare la testa di Agata per evitarle una gomitata da parte del vicino.
«Sembra parlare per esperienza personale... Ha avuto a che fare personalmente con la Setta?» chiese la ragazza.
Per la prima volta da quando era entrato, l'uomo si voltò a guardare con attenzione gli altri due compagni di viaggio: la ragazza che faceva un sacco di domande e il suo amico silenzioso che indossava occhiali da sole nell'abitacolo buio.
«Sei una ragazzetta sveglia» commentò l'altro, «Non mi piace raccontare questa storia, ma se siete diretti a Levante meglio che qualcuno vi riveli la verità su cosa sta succedendo di là...»
Tseren si fece attento, aveva capito che l'uomo stava per raccontare una storia interessante. La studiosa della FSI alzò in modo teatrale gli occhi al cielo.
«Una sera di circa tre anni fa, rientravo dal lavoro. Tardi come al solito e leccandomi i baffi pensando ai manicaretti di mia moglie. Sono sulla soglia e vedo mio figlio, pressappoco della vostra età, con dei ragazzi che non avevo mai visto prima: giovani vestiti di colori sgargianti che si atteggiano da adulti. Non chiedetemi come si fa a riconoscere a distanza un ragazzo che si atteggia da adulto, certe cose si capiscono e basta! Ho avuto da subito un brutto presentimento!» e per ricalcare il concetto ripeté l'ultima frase in levantese.
Nessuno degli altri passeggeri fiatava, aspettavano che proseguisse con la storia.
«A quei tempi dedicavo poca attenzione a mio figlio e quella scena mi passò di mente il momento stesso che mi sedetti a tavola. Nelle settimane successive mia moglie si lagnava in continuazione perché nostro figlio tornava a casa solo per dormire e talvolta neanche per quello! Mi disse che aveva un nuovo giro di amici, gente politicizzata che non le piaceva. Diedi poco peso alle lamentele, dando la colpa di quel comportamento a uno scoppio di adolescenza tardiva. Mia moglie si lamentava per qualsiasi cosa: perché mi occupavo più del lavoro che della famiglia; perché non apprezzavo il fatto che cercasse di cucinarmi sempre cose diverse; perché non le davo le dovute attenzioni davanti ai nostri amici. Insomma avete capito il tipo di rapporto che avevamo... Avevo smesso di ascoltare le sue lamentele da un pezzo» tossicchiò aspettando un qualche segno di comprensione. Agata annuì impacciata. Non era sicura di dove volesse arrivare con quel racconto.
«Finché una mattina non vengo svegliato dalle urla di mia moglie, la trovo in camera di nostro figlio che lo strattona per un braccio. A quanto pare quel babbeo ha deciso che vuole andare via di casa! Si è unito alla Setta degli Audaci ed è disposto ad andare ovunque lo mandino! Perlomeno questo è quello che dice a parole, ma più che deciso sembra un vegetale!» l'uomo si fermò per prendere fiato, era chiaro che rivivere quei ricordi gli causava ancora molto dolore. Gli altri attesero in rispettoso silenzio. Il levantino disse qualche parola rabbiosa in levantese prima di riprendere il racconto.
Il fatto che l'uomo si riferisse talvolta con toni aggressivi talvolta dolci nei confronti del figlio era spia del groviglio di emozioni che lo scuoteva. Un senso di angoscia aveva avvolto gli ascoltatori, Agata intuiva che la parte peggiore della storia doveva ancora arrivare.
«Ha lo sguardo vuoto, come un guscio senz'anima. Continua a ripetere che la decisione è presa, non ha intenzione di cambiare idea. Dice "che vuole", "che ha deciso"... ma non mi sembra veramente convinto. Il mio figliolo è sempre stato un ragazzo annoiato e pigro, ma ora è addirittura una versione fiacca di se stesso. Ha gli occhi scavati da occhiaie, è di una magrezza malata; non mi ero neanche accorto che avesse perso peso. Tuttora non so fino in fondo cosa gli abbiano fatto fare per dimostrare che era pronto a entrare nella Setta, ma quella mattina è stata l'ultima volta che l'ho visto e vi assicuro che non era il mio ragazzo, era come svuotato: niente volontà, niente emozioni. Girano delle voci...» l'uomo s'interruppe per passarsi un fazzoletto sul volto, l'agitazione lo aveva fatto sudare considerevolmente.
«Che voci?» domandò Agata rabbrividendo.
«Per entrare nella Setta degli Audaci, bisogna provare la propria determinazione compiendo 'l'atto audace per eccellenza', come lo definiscono loro, ma che più che audace è un abominio: devono dimostrare di non dare alcun peso alla vita umana». L'uomo si fermò di nuovo per far sì che le parole si depositassero sul cuore degli ascoltatori. «Che sia prendendo un'altra vita o rischiando la propria. Gira voce che trovino modi sempre più crudeli per far sì che ogni rito di ingresso nella Setta sia unico» concluse in un fil di voce.
Agata trovò quell'informazione raccapricciante e sperò ardentemente che fosse solo una diceria.
«Subito dopo aver perso nostro figlio, ho dovuto internare mia moglie in un istituto di recupero della salute mentale, il dolore l'ha fatta uscire di testa e non dà segni di miglioramento. Quei mostri mi hanno strappato la mia famiglia! E adesso ditemi, questa è la gente che volete governi Levante?!» e l'uomo si lasciò andare in una lunga serie di espressioni in levantese che solo Tseren capì. Erano cariche di senso di colpa e rabbia.
Il ragazzo Drago posò lo sguardo sulla sua Ascendente, sperava che una volta raggiunto il monte Ariun sarebbero stati abbastanza isolati da non avere mai a che fare con la Setta degli Audiaci, la FSI e la pazzia degli uomini. L'ultima cosa che voleva era mettere Agata in pericolo.

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L'ultimo dei Draghi [completata]
Fantasy{PRIMO LIBRO} Agata, studentessa modello con la testa perennemente tra i libri, è cresciuta a Ponente, il sonnolento continente dove la pace è legge. Da sempre sogna però di visitare Levante, la terra selvaggia al di là delle montagne. L'arrivo di...